Il richiamo della foresta

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Autore: Jack London

Genere: Romanzo di avventura

Data di pubblicazione: 1903

Pagine:94

TRAMA

Rapito e condotto tra i ghiacci del Klondike, all’epoca della febbre dell’oro, Buck viene picchiato e costretto a divenire un cane da traino, sperimentando i molteplici volti dell’animo umano, meschinità e grandezza, cupidigia e altruismo, aggressività e affetto. Nelle molteplici esperienze apprende la fatica e l’orgoglio dei cani da slitta e si trova più volte costretto a lottare per sopravvivere, finché la lezione del bastone e della zanna fa riaffiorare in lui l’ancestrale istinto selvaggio. Sfruttato duramente dai suoi ultimi padroni, Buck viene salvato da John Thornton, con il quale ritrova l’amore per l’uomo. Ma il richiamo della foresta e della natura si fa dentro di lui sempre più irresistibile…

RECENSIONE

 Il richiamo della foresta è il secondo libro del grande Jack London che ho letto, dopo aver gustato Zanna Bianca circa un anno fa. Mi erano stati regalati nell’edizione edita da Crescere e facente parte della collana La biblioteca dei ragazzi. Avendo trovato in entrambi i volumi refusi e segni di punteggiatura mancati, vi consiglio, se interessati, di acquistarne una versione più curata, come ad esempio quella edita da Feltrinelli. Edizione a parte, la storia di Buck mi è piaciuta e mi sono ritrovata più volte sull’orlo delle lacrime, sebbene ci sia voluto più tempo affinché il romanzo mi coinvolgesse rispetto a Zanna Bianca.

COSA MI È PIACIUTO

  • Scrittura: personalmente il modo di scrivere di London mi piace molto. Lo trovo essenziale e chiaro, ma allo stesso tempo poetico e profondo. Un linguaggio semplice, caratterizzato per la maggior parte da periodi brevi, che non si perde in giri di parole e privo di inutili abbellimenti, a tratti crudo, in grado di emozionare toccando corde profonde. Ne Il richiamo della foresta, ma anche in Zanna Bianca troviamo un narratore onnisciente che riesce ad entrare con maestria nella mente del cane, facendoci pervenire il suo punto di vista senza umanizzarlo troppo.
  • Emozioni: come ho già anticipato, verso la fine del romanzo mi è scesa qualche lacrima e una volta terminato sono rimasta preda di una forte commozione. Era davvero da parecchio tempo che non mi capitava una cosa del genere con un libro, questo per avvertirvi che non ho la lacrima facile.
  • Alaska: le descrizioni del paesaggio che fa da sfondo alle vicende di Buck sono davvero affascinanti. Ci ritroviamo a passare dalla civilizzatissima e calda California alle ostili e fredde terre dell’Alaska, nel periodo della corsa all’oro. Descrizioni che riescono a trasmettere al lettore  parte della magia di quello stesso richiamo che Buck avverte sempre più forte pagina dopo pagina.
  • Primordi: sebbene la trama del romanzo sia comunque interessante e piacevole, sono proprio le riflessioni ciò che trovo di più significativo all’interno delle opere di London. Si avverte un’intima e profonda connessione con la natura e la vita dei primordi, i cui istinti, che altro non sono se non il retaggio dei suoi avi e il modo in cui essi sopravvivono tramite di lui, si fanno sempre più forti in Buck. Grazie a brevi digressioni, London ci offre uno scorcio della selvaggia vita primitiva, quando l’uomo era peloso e camminava ricurvo su di sé ed in cui la legge del più forte la faceva da padrone. Buck nel corso del romanzo imparerà la legge del bastone e della zanna , indurendosi e subendo una trasformazione necessaria alla sopravvivenza che non riguarderà soltanto il nostro protagonista, ma anche l’uomo, rappresentato in questo caso dai penultimi padroni di Buck, che a contatto con il duro stile di vita delle impervie terre dell’Alaska diverranno spietati , disinteressandosi totalmente del benessere dei cani.
  • Amore: nel libro non vengono trattati solo la lotta per la sopravvivenza e gli effetti che essa ha su uomini e animali, ma c’è anche spazio per l’amore. London riesce a descrivere questo sentimento in maniera sublime, facendoci percepire il perenne struggimento che esso comporta, la sua fame implacabile. Ci permette di comprendere quanto ogni creatura abbia bisogno di amore e come questo possa far fiorire, guarendo le ferite del corpo e dell’animo. Nel Richiamo non troviamo la classica storia d’amore tra uomo e donna, bensì il rapporto di adorazione e devozione senza pari che può esistere solo tra un cane e il suo padrone.

COSA NON MI È PIACIUTO

  • Meglio Zanna Bianca: un po’ ripetitivo nella parte centrale, per immergermi ed entrare in sintonia con Il richiamo c’è voluto più tempo. In generale ho apprezzato maggiormente Zanna Bianca perché è riuscito a coinvolgermi  fin dalle prime pagine e per il concetto alla base del romanzo. In quest’ultimo, infatti, troviamo un lupo che si avvicina all’uomo e alla civiltà, mentre nel Richiamo un cane domestico va incontro alla vita selvaggia.

VOTO: 4/5

LO CONSIGLIO? SÌ

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3 pensieri su “Il richiamo della foresta

  1. fashionrblog ha detto:

    Ho letto da ragazzo ,molti anni fa , due o tre libri di Jack London sono molto avvincenti in quanto molte delle sue storie sono vissute in prima persona ,nella sua biografia si narra che partecipò per un anno alla “corsa dell’oro ” in Alaska.

    Liked by 1 persona

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