The Witch

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Ben ritrovati, cari lettori. Vi propongo, in questa domenica afosa, una recensione diversa dal solito. Non si tratta dei soliti libri, manga o anime, bensì di un film uscito da poco nelle sale cinematografiche italiane, ovvero The Witch di Robert Eggers. Disclaimer: prima di iniziare con la recensione, volevo precisare che io non sono un’esperta e amante di film, non ne guardo molti, per cui questa recensione, come del resto anche quelle di libri, manga e anime, va intesa come una mia mera opinione personale.

img_8728Ambientato nel New England del 1630, il film racconta di una famiglia di pellegrini, devoti cristiani, che viene sconvolta e inizia a distruggersi dall’interno quando il suo quinto figlio, neonato, svanisce misteriosamente e il raccolto inizia ad andare male.

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Fin dai primi minuti del film ho apprezzato la fotografia e la scenografia. I luoghi che ci vengono presentati ben si adattano al tema del film, facendoci percepire lo stato di precarietà e solitudine in cui si ritrova questa famiglia di pellegrini che, a causa di visioni religiose contrastanti, viene allontana dalla comunità. Un altro elemento che salta fin da subito agli occhi sono i costumi, riprodotti in maniera molto realistica e accurata.

thumbnail_23881La simbologia utilizzata all’interno del film è senza dubbio apprezzabile e risulta inquietante al punto giusto. Caproni neri, conigli e corvi da semplici animali si trasformano in manifestazioni del male latente. Inoltre i piccoli macabri episodi che accompagnano la narrazione, come la rottura di un uovo di gallina fecondato o il sangue che fuoriesce al posto del latte dalle mammelle di una capra, contribuiscono a suscitare nello spettatore un crescendo di inquietudine e angoscia.

 the-witch-movie-reviewOltre al lato estetico, ciò che ho adorato di più è stato lo spaccato di vita che la pellicola ci permette di osservare. Vengono rappresentati con fedeltà il bigottismo e le superstizioni che dominavano la vita dei devoti cristiani del ‘600, nonché il perenne senso di minaccia e di peccaminosa malvagità che pareva celarsi dietro a qualsiasi cosa.

Il tema dell’oppressione femminile, che a quel tempo andava di pari passo con il fanatismo religioso, è riscontrabile nella figura di Thomasin, la figlia maggiore della famiglia. La ragazza, bella, nel pieno dello sviluppo e pericolosamente donna, diverrà il perfetto capro espiatorio delle disgrazie che colpiranno sempre più la famiglia.

the-witch-anya-taylor-joyLa trama si sviluppa poco a poco, costringendo lo spettatore a riflettere costantemente su ciò che vede nel tentativo di darvi un senso e di comprendere quanto di quel male che viene costantemente percepito sia effettivamente presente o meno.

Per quanto riguarda la recitazione, ho apprezzato la performance degli attori, specialmente dei più giovani, mentre il doppiaggio, soprattutto nelle parti del padre, risultava a tratti un po’ forzato.

Infine, la conclusione del film non è per nulla scontata e ci lascia con la sensazione di aver assistito al racconto di una succosissima  fiaba nera. Del resto il regista per la produzione della pellicola si è ispirato direttamente a racconti, diari e giornali del tempo. maxresdefault

Insomma, una suggestiva fiaba nera più che un horror che turba e inquieta mostrando relativamente poco, con scene cariche di simbolismo e folklore, senza mai eccedere.

 -SPOILER-

Il patto stretto con Black Phillip, che all’ultimo si rivela essere il diavolo, e la conseguente unione di Thomasin al gruppo di streghe può essere vista in chiave femminista. Spogliata di tutto, nuda, si solleva nell’aria insieme alle sue sorelle e si lascia andare a una risata liberatoria, potendo finalmente abbracciare la sua femminilità, i cui segni erano stati oggetto di preoccupazione per la sua famiglia.

C’è un’altra interessante interpretazione: alcuni sostengono che la famiglia potesse essere sotto l’effetto della segale cornuta, un fungo che attacca i cereali e la cui intossicazione, nell’uomo, può causare alterati stati di coscienza e allucinazioni. In effetti il padre fa riferimento più volte al raccolto e al fatto di volerlo vendere…

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